Trilogia

“HUNGER”

Feature Film - Regno Unito - 2008

Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: Enda Walsh, Steve McQueen
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Joe Walker
Scenografia: Tom McCullagh
Interpreti: Liam Cunningham, Michael Fassbender
Produzione: Blast! Films


Il Film narra la storia vera di Bobby Sands ufficiale comandante dei prigionieri dell'IRA. Nel 1981 mentre era incarcerato nel Maze nei pressi di Belfast, iniziò uno sciopero della fame, durata 66 giorni, per protestare contro il mancato riconoscimento dello status di prigioniero politico da parte del governo britannico.
Maze prison, North Ireland, 1981. Raymond Lohan was a jailer in the grim Quartier H, where there were IRA politics prisoners. They created the “Blanket an No-Wash Protest”. Prisoners and guards lived in a really hell.

Steve McQueen. Regista londinese del '69, vince la Camera d'Or al 61° festival di Cannes per la miglior opera prima, per il suo film d'esordio Hunger. Steve McQueen ha commentato così la pellicola: “Voglio mostrare cosa vuol dire vedere, ascoltare, sentire, toccare nel Blocco H, nel 1981. Quello che voglio trasmettere è qualcosa che non si può trovare suoi libri o negli archivi: l'ordinario e lo straordinario della vita in una prigione. A mio parere Hunger ha una risonanza anche ai nostri giorni.Il corpo, come un sito di guerra polica, diventa sempre più un fenomeno familiare. È l'atto finale della disperazione; è l'ultimo strumento in nostro possesso per la protesta, giusto o sbagliato che sia.. In Hunger ci sono definizioni semplicistiche di eroe, martire o vittima. La mia intenzione è proprio quella di innescare un dibattito tra gli spettatori, per provocare la nostra moralità attraverso il film”.
Young English director, he won Camera d'Or at 61° Cannes Festival for the best first movie, thanks to his first film Hunger. Steve Mc Queen told about his movie in this way: “I want to show what it was like to see, hear, smell and touch in the H-block in 1981. What I want to convey is something you cannot find in books or archieves: the ordinary and extraordinary, of life in this prison. Hunger for me has contemporary resonance. The body as a site of political warfare is becoming a more familiar phenomenon. It is the final act of desperation; your own body is your last resource for protest. One uses what one has, rightly or wrongly... In Hunger there is no simplistic notion of “hero” or  “martyr” or “victim”. My intention is to provoke debate in the audience, to challenge our own morality throughfilm”.

"L'Onda"

Feature Film - Germania - 2008

Regia: Dennis Gansel
Sceneggiatura:
Dennis Gansel, Ueli Christen
Fotografia:
Torsten Breuer
Montaggio:
Peter Thorwarth
Interpreti:
Jurgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul, Jacob Matschenz
Produzione:
Rat Pack Filmproduktion GmbH, Constantin Film Produktion
Distribuzione:
BIM


Il professor Rainer Wegner, insegnante in un istituto superiore, come parte del programma scolastico deve spiegare la storia e le conseguenze relative alla fondazione del partito Nazional Socialista e alla conseguente dittatura di Hitler. Per aiutare i ragazzi a comprendere il fenomeno, Wegner sceglie di far mettere in pratica ai ragazzi un esperimento: creare in classe un movimento chiamato “l'Onda”, caratterizzato da un saluto particolare e dall'obbedienza ad alcune rigide regole di disciplina.
Rainer Wegner, teacher of an high school, should explain the history of National Socialist party and the consequence of Hitler dictatorship. To help his students to understand these events, Wegner chose to start an experiment: in his classroom he created a moviment, called “l'Onda”, characterized from a special greetings and the obedience at restrict disciplinar rules.




Diplomato alla Scuola di Cinema di Monaco, Erik Gansel vince numerosi premi per il cinema già con il suo primo lungometraggio, The Phantom, un thriller politico sulla RAF.
Graduated at Monaco Cinema School, Erik Gansel won several movie awards thanks to his first film, The Phantom, a political thriller about RAF.

Tre FILMS, tre sguardi diversi, tre inediti, un attenta riflessione su ciò che è molto di più di una semplice tematica: la violenza. Una riflessione su cosa sia lecito o non lecito mostrare, sui tentativi di definizione di un confine e sul suo oltrepassarlo. E ancora sulla domanda cruciale, vedere violenza genera violenza?

Three unpublished movies, three different views, a careful reflection about that is more than a simply theme: the violence. A reflection about what is allowed or forbidden  to show, about this border line and its over-cross.
Cinema e Violenza
La violenza è quel qualcosa che tutti conoscono ma che pochi riescono a vedere, quel qualcosa che si lascia fuori scena quando è irrevocabilmente insostenibile.
Dopo l’irraggiungibile illeggibilità di De Sade, esiste anche un cinema in-visibile e insopportabile alla vista, poiché il suo argomento è proprio quel fuori scena. Non mostrare e non guardare la violenza, equivale a farla scomparire? No. Però genera pensiero.
Il corpo picchiato dalle guardie e deteriorato dal digiuno nel carcere/prigione (Hunger); il corpo come macchina dalla sessualità inorganica nel carcere/società della provincia americana (Ken Park); il corpo disciplinato e ammaestrato al totalitarismo nazista nel carcere/scuola (L’onda).
Tre film in-visibili e in-placabili: ma, proprio per questo, portatori di pensiero.
Alberto Bucci

“Ken park”

Feature film – USA – 2002

Regia: Larry Clark, Edward Lachman
Scenografia: Harmony Korine
Interpreti: Tiffany Limos, James Bullard, Shanie Calahan, James Ransone,
Stephen Jasso
Genere:
feature film
Produzione:
Kees Kasander
Distribuzione:
Revolver


Quando una mattina il giovane Ken Park, nella piazza del paese, si spara alla tempia, le tranquille esistenze di questo gruppo di amici vengono smascherate, rivelando tutto ciò che riguarda una grande confusione emotiva.
L’occhio implacabile di Larry Clark, pioniere di un esibito voyeurismo, già all’indice per film espliciti quali “Kids” e “Bully”, mostra le vite vuote di questi ragazzi, che non trovano dialogo e felicità se non nel sesso, vissuto senza freni né disperazione; avvicinandosi con studiata oggettività alla pornografia, Clark varca senza pudori la soglia del manierismo e della malizia, addentrandosi nella parte più innominabile del lato oscuro del sogno americano: una legione di ragazzi che non crede più a nulla, e nulla chiede se non, disperatamente, amore e comprensione. Un film coraggioso, anche se non per tutti i palati.
When in a morning the guy Ken Park shot himself at the temple, the quiet existences of these friends are shown up, disclosing all that concern a great emotive confusion.
The implacable eye of Larry Clark – pioneer of an exhibited voyeurism, previously pointed for his explicit films, like as “Kids” and “Bully” – shows the empty lifes of these boys. They found dialogue and happiness just in sex, lived without brakes and desolation. Nearing to pornography with studied objectivity, Clark crosses mannerism and malice sill without decency; he goes into the darkest side of American dream: a boys rank that believe in nothing, and it asks nothing except love and realisation. A proud movie, maybe not made for all.


Larry Clark. Fotografo provocatorio, attualmente esposto nei musei più importanti del mondo, le sue foto sconvolgono agli inizi degli anni Settanta, quando documenta la realtà cruda di giovani minorenni, tra pistole, sesso e droga. Collabora con registi come Martin Scorsese e Gus Van Sant, ma stupisce ancor più il suo esordio come regista che per raccontare le vicende di un gruppo di adolescenti di New York adotta una ricerca visiva “di strada”. Con Ken Park, ritorna alle tematiche a lui congeniali: gli adolescenti.
Larry Clark. Provocative photographer, currently shown in the most important museums of the world. At the beginning of 70’s years, his photos upset when he records the ruthless reality of guys, among guns, sex and drugs.
He worked with directors like Martin Scorsese and Gus Van Sant, but his beginning film amazes even more, telling about adventures of NY guys and adopting a visive research “by street”. With Ken Park, he returns at his congenial themes: teenagers.
 
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