18° Imola Film Festival

Quaderni #1# 2009


Francis Bacon, Trittico 1974 - 77
David Sylvester interviste a 
FRANCIS BACON
dal 1962 al 1986, il grande critico d’arte David Sylvester ha raccolto nove interviste al più controverso protagonista dell’arte europea del Novecento: il pittore inglese di origine irlandese Francis Bacon.

FB: Naturalmente, credo che sarebbe di enorme utilità se oggi si potesse trovare un mito valido, dove ci fosse quella distanza fra la grandezza e il suo declino che è presente nelle tragedie di Eschilo e di Shakespeare. Ma quando si è fuori da una tradizione, come oggi lo è ogni artista, si può solo aspirare a registrare i propri sentimenti riguardo a certe situazioni, rimanendo quanto più vicino possibile al proprio sistema nervoso…
…Una delle ragioni per cui non mi piace, o non m’interessa, la pittura astratta, è che ritengo che la pittura sia una dualità e che quella astratta sia qualcosa di totalmente estetico. Resta sempre su un unico livello. Ciò che le importa è esclusivamente la bellezza dei suoi ritmi o delle sue forme. Sappiamo che nella maggioranza delle persone, in particolare negli artisti, esistono vaste aree di emozione non disciplinata, e ritengo che gli artisti astratti siano convinti di catturare, in quei segni che tracciano, tutti i vari tipi di emozione. Secondo me, invece, catturati in quel modo, sono troppo deboli per comunicare qualcosa. Penso che l’arte abbia un ordine profondo. Sebbene all’interno di questo ordine possano esserci elementi fortemente  istintivi e accidentali, penso però che essi scaturiscano da un desiderio di ordinare e di riconvogliare il reale nel sistema nervoso in un modo più violento.
Perché dopo tutti i grandi artisti che ci sono stati, si cerca ancora di rifare le cose? Solo perché, di generazione in generazione, attraverso ciò che hanno fatto i grandi artisti, gli istinti cambiano. E, cambiando gli istinti, si verifica in contemporanea un rinnovamento della sensazione di come io possa rifare ancora una volta questa cosa più chiaramente, più esattamente, con maggiore violenza. Vede, credo che l’arte sia registrazione; credo che sia dare un resoconto. E credo che nell’arte astratta, poiché essa non da alcun resoconto, non ci siano altro che l’estetica del pittore e le sue sensazioni…
DS: E’ una questione di riconciliare gli opposti, suppongo…di fondere insieme cose contraddittorie
FB: …Non si vuole forse che una cosa si avvicini il più possibile al dato reale e al tempo stesso sia profondamente capace di suggestioni o di schiudere aree del sentire, invece che limitarsi a una semplice illustrazione dell’oggetto che si intende rappresentare? Non è questo in fondo il senso dell’arte?
DS: Quando si scatta una fotografia usando una pellicola ultrarapida si ottiene un effetto totalmente inaspettato, fortemente ambiguo ed eccitante, perché l’immagine è e non è la cosa, o perché è sorprendente che quella forma sia la cosa : ora, è questa l’illustrazione?
FB: Penso di sì. Penso che sia un’illustrazione dirottata. Penso che la differenza rispetto a una registrazione diretta tramite l’apparecchio fotografico sia che, come artista, si debba tendere una trappola con la speranza di catturare vivo questo fatto. Quanto bene sai preparare questa trappola? Dove e in che momento scatterà? …
…Penso che solo il tempo decida delle sorti della pittura. Nessun artista sa da vivo se ciò che crea è minimamente buono, perché secondo me ci vogliono almeno cent’anni prima che qualcosa cominci a spogliarsi di tutte le teorie che le si sono andate costruendo intorno. E la maggior parte delle persone vengono secondo me coinvolte da un dipinto grazie alla teoria che vi si è formata intorno e non per ciò che esso è. La moda suggerisce che si dovrebbe essere toccati da certe cose e non da altre. E questa la ragione per la quale artisti anche di successo, anzi, soprattutto gli artisti di successo, non hanno la più pallida idea se il loro lavoro sia buono o meno e mai l’avranno…
Malgrado tutto, malgrado le giustificazioni del caso, del periodo storico scarsamente interessante, del declino del mito e di una contemporaneità destinata all'oblio a causa della sua organica debolezza, malgrado questo e molto altro, noi siamo ugualmente responsabili di cosa raccontiamo  e di come lo raccontiamo e  credo che questa “responsabilità mancata” sia la chiave di lettura dell’”arte mancata” del nostri tempi.
Quando alcuni mesi fa rilessi l’intervista di Francis Bacon, capii che alcune affermazioni, apparentemente casuali, erano invece l’avverarsi di un fatto sincronico, ispiratore. E il fatto che Bacon sia stato un pittore, ispirato dalla fotografia e che la sua ricerca e i suoi studi non si siano limitati esclusivamente  alla pittura, ma abbiano scavato nella totalità dell’arte visiva, fanno di lui un grande “regista dell’anima” e i suoi appunti un perfetto inizio dei nostri quaderni.
Maria Martinelli
Direttore Artistico Imola Film Festival
 
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