18° Imola Film Festival

Cinema e pensiero

LA NUITE ELLES DANCENT

Canada 2010, 80'

Regia: Isabelle Lavigne, Stéphane Thibault
Sceneggiatura: Isabelle Lavigne, Stéphane Thibault
Fotografia: Stéphane Thibault
Suono: Benoit Charest
Montaggio: René Roberge
Produzione: Les films du tricycle, SODEC (societé de developpement des enterprises culturelles)
Interpreti: Reda Ibrahim Mohamed Ali, Amira Said Samir Seyed, Bossy Said Seyed Samir, Hind Said Said Sayed

"La nuite elles dancent"  narra la storia di una famiglia egiziana che da generazioni si tramanda l’antica arte della danza del ventre. Un vero e proprio traffico fatto di contrattazioni, soldi, denuncie e litigi. Ambientato precisamente al Cairo, nelle strade addobbate a festa con luminarie, tavolate di soli uomini e orchestra tipica araba, quadro non propriamente raffinato e curato, per non dire squallido.
Narratrice e filo conduttore del documentario è Reda Ibrahim Mohamed Ali, una donna di 42 anni, madre di 7 figli e in attesa dell'ottavo, rimasta vedova appena cinque mesi prima dell’inizio delle riprese. Reda tiene le redini di quest’"agenzia" familiare composta da sole donne e si occupa di procacciare il lavoro alle sue tre figlie più grandi: Amira, eterna provocatrice di malcontento nei suoi “clienti”; Bossy, che a malincuore porta avanti la tradizione di famiglia, e Hind, innamorata di un uomo sposato che trascina lo scandalo in famiglia. Nei momenti di rara tranquillità, la matrona dagli occhi di ghiaccio riesce ad insegnare le mosse della danza alla figlia più piccola, non rinunciando mai alla sigaretta accesa tra le labbra.

Gangster Project

Germania 2011, 55'

Regia:  Teboho Edkins
Sceneggiatura:  François-Xavier Drouet, Teboho Edkins
Produttore: Anna Guddat, François-Xavier Drouet, Tehoho Edkins
Fotografia: Tom Akinleminu, François-Xavier Drouet, Teboho Edkins, Dirk Meinhart
Montaggio: Rune Schweitzer
Suono: Niklas Kammertöns, Thomas Wallmann
Produzione: dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin GmbH)
Interpreti:  Ralf 'Jackals' Peterson,  Yousi,  Ouma,  Nasheed, Thurston Moses,  Tammy Miosha Rass, Nathen ‘Snap’ Louw & Gang, Mr. Jackson (RIP), Kevin 'Kuifie’ and Friends



Città del capo, Sud Africa.  Un giovane bianco, studente di cinema,  si addentra col suo cameraman nei bassifondi  di una delle società più violente e disuguali al mondo, abbandonando le comodità e la sicurezza del suo quartiere.  Vuole realizzare un film sui Gangster, con veri gangster. Dopo una lunga ricerca dei personaggi più “cine-genici”, trova finalmente la gang perfetta e si confonde nella loro routine quotidiana. Ma ben presto la verità viene alla luce e scopre che la claustrofobica vita del gangster non si adatta affatto alle sue aspettative. A 20 anni dalle prime elezioni democratiche, il Sud Africa rimane una società profondamente divisa, nella quale il dialogo e la reciproca comprensione sembrano impossibili e fuori portata. Questo è un film in bilico tra finzione e realtà, dove vengono rivelate verità importanti e la finzione smette di essere tale

Aquel Cuyo Rostro No Irradie Luz (He Whose Face Shines No Light)

Canada Mexico 2011, 40'

Regia:  Andrea Bussmann
Sceneggiatura:  Andrea Bussmann

Fotografia: Nicolas Pereda
Montaggio: Andrea Bussmann
Suono: Nicolas Pereda

Produttore: Andrea Bussmann

“He Whose Face Shines no Light”, è  un film contemplativo che documenta l’attesa di un gruppo di anziani a Mexico City, ingaggiati come comparse in una fiction. Queste persone sono state “trovate” nelle strade del centro storico, dove molti di loro vivono in povertà, tossicodipendenza e solitudine. Dopo che gli viene offerta quella che per loro è una grande somma di denaro per essere in un film, essi accettano di fingersi dei personaggi che imitano gli stereotipi che la gente ha nei loro confronti. Da loro non ci si aspetta che recitino, gli viene solo chiesto di aspettare il momento in cui saranno chiamati sul set per cominciare a girare. Ma cosa succede quanto contemporaneamente c'è un altra camera che documenta questo viaggio, dove loro sono invitati a parlare liberamente e a “recitare” fuori dalla scena? Il linguaggio della fiction del documentario si intrecciano in un equilibrio sospeso.
Per il suo primo film, Andrea Bussmann ha scelto di filmare le riprese di un film. Ma non si tratta  in alcun modo una sorta di “making of”, ma di una galleria di ritratti di vecchi messicani, radunati per l’occasione in un malridotto bar della capitale. Nessuno di loro è un attore, e nemmeno finge di esserlo. Vengono mostrati nelle strade del centro dove sfoggiano la loro miseria, il loro alcolismo e la loro solitudine e dove vengono invitati a guadagnare qualche soldo aspettando pazientemente la cinepresa che li riprenderà come comparse. Approfittando del momento in cui i cameramen dell’altro film preparano le riprese, queste comparse, a cui viene vietato di andarsene,  si confidano con il regista e in poche frasi rivelano la loro banale e patetica esistenza, cercando almeno una volta di stare sotto a quel riflettore che di solito è loro negato.  Questo  è quel riflettore, evocato anche in una poesia di William Blake, che chiude il film; inoltre il bellissimo finale presenta in successione questi effimeri attori e dona a ciascuno di loro una parte, sulla quale faticano e inciampano, ma che sembra essere stata scritta proprio per loro!
Jean-Pierre Rehm
 
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