18° Imola Film Festival

Evento speciale

EVENTO SPECIALE
“IL FUTURO DELL’ ANTIRACKET IN ITALIA”

5 novembre ore 16.30 Teatro dell’Osservanza - Imola

Dedicato al fenomeno dell'estorsione, è questo l’evento speciale del festival in collaborazione con "Il gruppo dello zuccherificio" di Mezzano.


Condotta dallo scrittore, giornalista Vincenzo Vasile, la tavola rotonda con i protagonisti dell'antiracket in Italia che incontreranno le realtà regionali impegnate attivamente su questa tematica in un confronto serrato alla ricerca delle nuove strade da percorrere.
Enrico Bini _ Presidente Camera di Commercio Reggio Emilia. Tano Grasso _ Fondatore e presidente della FAI (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura italiane), oggi ne è il Presidente Onorario. Enrico Colajanni _ Fondatore e Presidente di Libero Futuro - Associazione Antiracket di Palermo. Maria Teresa Morano _ Presidente Nazionale FAI. Daniele Marannano _ Responsabile di Addio Pizzo - Palermo. Armando Caputo _ Presidente dell'Associazione Antiracket di Lamezia Terme.

C’è un anno alfa dell'antiracket. È il 1991, l'anno in cui Libero Grassi, un industriale palermitano, si dissocia clamorosamente dalla normalità dei comportamenti dell'imprenditoria palermitana, sfida il suo estortore con una lettera aperta: “non ti pago”, scrive, va in tv e ripete il suo rifiuto, viene ucciso dalla mafia, vilipeso dai suoi colleghi in vita e in morte, "condannato" da Confindustria. Il pizzo si paga sotto regime di mafia, si paga e basta, in quel 1991. In quel 1991 prende corpo sempre in Sicilia il primo movimento organizzato contro il pizzo. In un'altra Sicilia, a Capo d'Orlando, un centro turistico bellissimo in provincia di Messina, fino ad allora considerato immune dalla mafia, anzi immunizzato da una vivace attività economica, commercianti, imprenditori, assaltati in quell'anno a colpi di bombe omicidi e intimidazioni da una organizzazione mafiosa che ha sede in un paese vicino, aggrappato alle montagne che sovrastano la costa. In questo luogo simbolo le scorrerie degli estortori vengono respinte perché i commercianti e gli imprenditori orlandini si ribellano, trovano il coraggio di denunciare con nomi e cognomi chi vuol imporre la legge dell'estorsione mafiosa. Al processo, il primo nella storia giudiziaria italiana che abbia origine dalla denuncia di imprenditori associati, questi sconosciuti commercianti e imprenditori siciliani segnano a dito e fanno condannare i mafiosi. Si uniscono nella prima organizzazione antiracket, l'Acio, creata da Tano Grasso, uno di quei commercianti. Che diventerà per un breve periodo commissario nazionale antiracket, con un ufficio di coordinamento al Viminale. Verrà cacciato da Berlusconi. E costruirà una rete nazionale di associazioni antiracket. Al Film Festival di Imola parliamo di questo ventennio. Di una storia di coraggio collettivo, vissuto spesso a riflettori spenti, in una minuziosa opera di proselitismo, volontariato e auto-organizzazione. A proposito di un documentario, che proietteremo in questa occasione per la prima volta, realizzato da Maria Martinelli e da me attraverso un'intensa carrellata di interviste e testimonianze raccolte in tutta Italia. Forse è la prima volta che le attività, le pratiche e le tecniche dell'associazionismo antiracket e in particolare della rete più significativa, la Fai - federazione antiracket italiana - fondata dallo stesso Tano Grasso, divengono oggetto di un documentario: alcune  precedenti opere finora semmai erano state dedicate a esperienze particolari e locali, oppure soprattutto alla denuncia di alcuni picchi più drammatici di violenza. Ha prevalso finora il racconto del racket anziché dell'antiracket, della paura anziché del coraggio. La scelta inversa, che abbiamo provato a sperimentare, cercando di raccontare la vita quotidiana dell'antiracket, ha comportato numerose difficoltà. Non ultima, la necessità obbligata di violare la barriera di riservatezza che spesso protegge le attività delle associazioni contro il pizzo, in gran parte dedite alla ardua e pericolosa raccolta di informazioni e di denunce, alla minuziosa organizzazione degli associati, all'assistenza - non solo legale - di chi imbocchi la strada del coraggio. Ne vien fuori una mappa leopardata, diseguale. Con le piazze liberate dal racket con tanto di manifestazione pubblica della Fai nei quartieri di una Napoli dove la criminalità è pulviscolare, forse più violenta, ma in qualche modo forse meglio attaccabile. Con la cupa dominazione mafiosa di una ndrangheta più potente danarosa e aggressiva che soffoca come una cappa tante zone della Calabria, dove l'antiracket si limita ad alcune esperienze più isolate. Alle novità, fino a qualche tempo addietro incredibili, del movimento siciliano di Addio Pizzo e Libero Futuro. Anche qui esiste un luogo simbolico, l'antico Teatro Biondo.

Nel 2007 il grande Teatro costruito dalla borghesia di inizio Novecento per la commedia e la rivista, rimane deserto quando alcune sigle imprenditoriali e sindacali cercano di lanciare un codice anti-pizzo che si limiterebbe a una condanna formale e retorica. Tre anni dopo quel Teatro è, invece, pieno di giovani, di slogan e di passione, perché i ragazzi di Addio Pizzo, auto-organizzati, sono riusciti a smuovere le acque e approfittare di alcuni colpi subiti dalle organizzazioni mafiose. “Un popolo che paga il pizzo è senza dignità”, scrivono su migliaia di autoadesivi appiccicati per le strade da decine di attivisti che spesso sono i figli e i nipoti di commercianti e imprenditori che il pizzo lo pagano da generazioni. Anche a Palermo, persino a Palermo, il pizzo comincia a non essere considerato più un costo fisso nei conti aziendali, una “messa a posto” generalizzata (così la chiamano i mafiosi, “messa a posto”) di centinaia di aziende presso quella che possiamo considerare l'agenzia mafiosa delle entrate. Denunce, processi, decine di anni di carcere, in quella che era e ancora è una delle più antiche capitali di mafia. E oggi, qualche giorno fa, sempre in quel teatro mille professionisti hanno lanciato un manifesto per liberare il loro lavoro dai condizionamenti mafiosi, una forma più raffinata ma altrettanto ferrea di pizzo. L'antipizzo è una realtà, dunque. Ma una realtà che rimane spesso sotto traccia. Per effetto della sottovalutazione dei media, certamente: quando è stata l'ultima volta che avete visto il servizio di un tg nazionale, per esempio, su un fatto pubblico e clamoroso, come le “piazze derattizzate” inventate dal Fai a Napoli? Dai giornali sapete qualcosa della densa sequenza di processi a Palermo che vedono commercianti e imprenditori segnare a dito i loro aguzzini e ottenerne la condanna? E anche, questa scarsa informazione deriva, in verità, da una scelta precisa compiuta dal movimento: usare il basso profilo e i toni bassi, per evitare che l'enfatizzazione, la sovraesposizione, sconsiglino commercianti e imprenditori di farsi avanti, li facciano ripiombare nel silenzio e nella paura. L'esatto contrario di un'antimafia tribunizia, gridata: “Dobbiamo evitare di presentare la scelta dell'associazionismo, come un atto di eroismo”, davanti alla telecamera di Maria Martinelli i protagonisti del movimento contro il pizzo hanno così spiegato il basso profilo che è stato tenuto in molte realtà difficili, fino a minimizzare minacce e sacrifici che soprattutto nella fase di avvio i protagonisti dell'anti-racket hanno subito. Si tratta, dunque, di una grande, diffusa realtà. Per molti versi inedita. Ma una realtà ancora minoritaria. Perché? Abbiamo chiesto a decine di commercianti imprenditori e militanti del movimento antiracket che abbiamo intervistato durante la lavorazione del documentario, lo chiederemo sabato 5 novembre ai partecipanti alla tavola rotonda di Imola. Che vedrà anche la presenza di rappresentanze di commercianti e imprenditori locali. Anche qui, nel Nord del Paese, lontano dalle regioni tradizionalmente infettate dalla mafia, l'estorsione mafiosa ha fatto breccia? Le statistiche ufficiali non lo dicono, ma si sentono squillare pericolosi e convergenti segnali di allarme.
Vincenzo Vasile
Viaggio nel mondo dell'estorsione - capitolo 1

L'ANTIRACKET

di Maria Martinelli  Vincenzo Vasile
Italia 2011, 50' documentario
5 novembre ore 15.30 Teatro dell'Osservanza - Imola

Anticipa la tavola rotonda il primo capitolo sul mondo dell'estorsione, il documentario affronta il tema complesso dell'antiracket, nell'impegno quotidiano di Tano Grasso, presidente onorario FAI, che da vent'anni ha lottato e studiato le strategie per sconfiggere il racket e di tutti i protagonisti che al suo fianco hanno costruito l'associazionismo in Italia.

"Il documentario sull'antiracket prende vita nel novembre 2009 da un idea di Vincenzo Vasile e Maria Martinelli. Inizialmente si concentra sul lavoro di Tano Grasso, ideatore dell'associazionismo Antiracket in Italia e per molti anni Presidente nazionale della FAI – Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura italiane.
Di seguito, nel suo sviluppo, il progetto incontra le realtà delle associazioni di Lamezia Terme in Calabria e di Libero Futuro e Addio Pizzo a Palermo.
Racconta gli inizi dell'associazionismo negli anni 90' fino all’attività dei giorni nostri. Racconta della battaglia compiuta ogni giorno contro l'estorsione, e di come si possa pensare ad un futuro possibile senza mafia.
Molti i protagonisti, da Capo d'Orlando  dove nasce la prima associazione antiracket italiana nel1991, Enzo Mammana, presidente Acio, Don Totino Licata, fondatore Acio, Damiano Rosario imprenditore e fondatore Acio, fino agli  industriali di oggi  che stanno denunciando e che si stanno ribellando dal giogo del pizzo. Silvana Fucito imprenditrice e vice presidente nazionale FAI, Giovanni Zara responsabile dell'ufficio legale Campano della FAI, Armando Caputo, presidente dell'Ass. di Lamezia Terme, Maria Teresa Morano, Presidente nazionale FAI, Enrico Colajanni presidente di Libero Futuro a Palermo, Giuseppe Todaro, imprenditore che ha denunciato a Palermo, Rocco Mangiardi, commerciante che ha denunciato a Lamezia Terme. Daniele Marannano responsabile di Addio Pizzo e tanti altri in un susseguirsi di impegno civile e lavoro quotidiano. Il collettivo di volontari di Addio Pizzo e la neo-nata Associazione di Liberi Professionisti di Palermo. A tutti, per questo contributo fondamentale di riflessione, va il nostro grazie"
Maria Martinelli  Vincenzo Vasile
BIOGRAFIA
Vincenzo Vasile, giornalista-scrittore. Dal 1972 al 2008 ha lavorato per l’Unità, dove era caporedattore e svolgeva le mansioni di inviato e commentatore, per cronache giudiziarie e politiche e all’estero in particolare in Medio Oriente. Dal 1972 al 1984, a capo della redazione dell’Unità di Palermo, ha, tra l’altro, seguito e pubblicato per primo sulla stampa nazionale le inchieste del giudice Giovanni Falcone. Ha collaborato  dal 2001 al 2010 - come consulente e redattore dei dossier di documentazione - alla trasmissione di Raitre Blunotte, di Carlo Lucarelli. Ha pubblicato numerosi saggi: Salvatore Giuliano, bandito a stelle e a strisce. Con Mario J. Cereghino, Che Guevara Top secret, Bompiani Milano 2006; con Giuseppe Monticciolo, Era il figlio di un pentito, (resoconto del rapimento e dell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo).

BIOGRAFIA
Maria Martinelli inizia il suo percorso cinematografico realizzando documentari e film premiati nei più importanti Festival Internazionali. Nel 1999 è presente alla 56/Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia con "Lacrymae". Nel 2001, con "Gladiatori", reportage sul cinema hard italiano è in concorso al FilmFestival di Philadelphia. Nel 2004 "L'amore che fugge" vince al "BellariafilmfestivalAnteprimadoc" e va in onda su FOXlife. "Io giuro" - 2007 - spaccato al femminile sul ruolo del soldato e "Over the rainbow" - 2009 - sull'omogenitorialità, sono andati in onda entrambi su DOC3 RAI3. Ha collaborato come documentarista alla trasmissione di RAI3 Presa Diretta di Riccardo Iacona e Francesca Barzini.
 
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